Abbiamo atteso qualche giorno prima di scrivere qualcosa sulla settimana appena trascorsa in Consiglio Comunale, per capire se stavamo assistendo a un dibattito politico o a una rappresentazione sperimentale di Zelig Urbanistica Edition.
Tra risse sfiorate, urla, e pure un paio di teoremi sul teorema di Pitagora applicato all’Idroscalo, si è capito che sì: mancano le basi, le altezze e pure la geometria istituzionale.
Ora, fa sorridere che gli stessi che, dopo il Corteo Propal, predicavano la non violenza con toni da frate francescano, oggi siano pronti a sventolare mappe catastali e a indicare nuovi “orizzonti” per il waterfront, spostando tutto ciò che intralcia — cittadini compresi, purché non abbiano la residenza troppo vicino alle future “altezze” panoramiche.
E poi, meraviglia delle meraviglie, arriva la richiesta illuminata: “Spostiamo la posizione del Presidente del Consiglio così non subisce influenze da Sindaco e Vicesindaco”.
Certo! E già che ci siamo, spostiamo pure l’Idroscalo un paio di metri più in là, magari in diagonale, così troviamo lo spazio per il nuovo quartiere “Vista fiume (dei soldi pubblici)”.
A questo punto qualcuno spieghi all’inconsapevole Vicepresidente che il Presidente del Consiglio non è una torre d’osservazione, ma una figura istituzionale. Anche se, con tutto questo parlare di “basi” e “altezze”, forse si confonde con le quote progettuali dell’accordo quadro.
E, per carità, lasciamo parlare il Sindaco: non si è mai visto negare la parola a un Primo Cittadino proprio mentre stava per annunciare la nuova forma del futuro waterfront. Che poi, se non lo spostano i sinti, come si fa a dire che è “nuovo”?
Alla fine resta la solita scena: chi ieri sbraitava oggi invoca la calma, chi ieri insultava oggi si risistema la cravatta e parla di “dialogo”.
Noi invece restiamo qui, fermi (ma compatti!), a guardare l’orizzonte dell’Idroscalo, dove mancano le basi, le altezze, e forse anche un po’ di logica — ma almeno non mancano le promesse di una città “migliore”.



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