Umberto Brindani traduce la perizia del consulente

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Umberto Brindani, direttore di Gente, traduce la perizia del consulente della famiglia Poggi in merito al delitto di Garlasco che riaffermerebbe la colpevolezza di Stasi, ma con una dinamica diversa:

Dunque, sarebbe andata così. La sera del 12 agosto c’è minaccia di temporale estivo e Alberto fa un salto a casa sua per ricoverare il cane. In quei pochi minuti Chiara “si avventa” sul computer del fidanzato e legge passi della sua tesi. È un argomento davvero appassionante: “Profili tecnici e normativa nella tassazione delle imprese di assicurazione”: lui si laureerà in seguito con 110. Quando Alberto torna, scopre che Chiara l’aveva letta. Si arrabbia. Tuttavia rimangono insieme fino a tardi.
Durante la notte, a casa sua, Alberto si rigira nel letto meditando su quella incredibile violazione della sua privacy: la tassazione delle imprese assicurative!
La mattina dopo si presenta da Chiara alle 9.12. Secondo alcuni illuminati, i due fidanzati fanno colazione insieme. Almeno borbottando, si presume. Lui beve l’Estatè, forse si rimpinza di biscotti, yogurt e banane. Discutono a lungo, perché lui ha il tempo di confezionare cinque o sei palline di carta che poi lascia sul tavolo. Le sedie spostate sono tre, segno che ogni tanto lui passava da una sedia all’altra. O lei.
A un certo punto, Alberto decide: l’onta per la tesi violata è troppa. Forse chiede a Chiara: scusa, dove tiene il martello tuo padre? In cantina, dice lei. Ok grazie, vado a prenderlo, mi serve per una cosa.
Scende, risale e comincia la mattanza. Che dura a lungo: in cucina, dove c’è una macchia di sangue, poi nei pressi del divano, tre macchie di sangue, poi ai piedi della scala, dove la vittima resta il tempo necessario perché si formi una grossa gora di sangue. La trascina verso le scale della cantina, la colpisce di nuovo vicino al mobiletto del telefono, infine la scaraventa giù.
È chiaramente imbrattato di sangue: ce n’è dappertutto, i vestiti, le mani, il volto sono pieni. Va in bagno e si lava. Ha fretta, certo, ma sospetta che nel sifone potrebbero essere rimaste tracce. Con un balzo scende in cantina e torna con gli attrezzi necessari a smontare il sifone, pulirlo a fondo e rimontarlo. Ri-balza in cantina per riporre gli strumenti.
Ah, da qualche parte scova dei lunghi capelli neri e li dispone sul lavandino del bagno. Depistaggio.
Finalmente è pronto per andarsene. Monta in bicicletta e in 6-7 minuti è a casa. Nessuno l’ha visto passare: vedono altri personaggi, ma lui no.
Improvvisamente, un dubbio: ipotizza che sui pedali siano rimaste tracce: 0,00000000278 grammi. Difficili da vedere a occhio nudo. Pensa: mi disfo della bici? Mi disfo dei pedali? Oppure – genio! – li scambio con un’altra bici? Già, ma l’altra è al negozio del papà. Se ne occuperà più tardi.
Entra in casa e si fionda al computer. Lo accende, ci vuole circa un minuto perché entri in funzione, apre il primo file. Sono le 9.35.
Secondo alcuni, Alberto ha fatto tutto questo dalle 9.12 alle 9.35. Ventitrè minuti. Forse era Flash, il supereroe. O forse Mister Fantastic, quello elastico.
O forse non era Alberto.
Di certo non erano 23 minuti.

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