Iniziamo la settimana con un classico della cucina “illusionista”. Il fiore di zucca è il simbolo perfetto di certa politica: appare bellissimo, dorato e croccante all’esterno, ma il suo vero valore (o il suo vero pericolo) sta tutto in quello che nasconde all’interno.
La Preparazione:
Per questa ricetta servono fiori freschi, di quelli che si sentono intoccabili. Il segreto è la farcitura. Molti pensano di riempirli con ingredienti tradizionali, ma i nostri “chef di provincia” hanno preferito un ripieno tecnologico, molto sofisticato, convinti che nessuno avrebbe mai osato scartare l’involucro.
Il Tocco Segreto:
Mentre lo chef (quello vero) preparava la pastella già dalla primavera, i polli in cucina pensavano di aver inserito un “micro-ripieno” invisibile (il famoso Paragon). Erano convinti che, una volta fritto e servito, quel retrogusto di spionaggio sarebbe passato inosservato. E pure di averlo insabbiato.
La Sorpresa al VAR:
Il problema sorge quando chi mangia non solo riconosce il sapore, ma ha iniziato a filmare la cucina mesi prima che il piatto venisse servito, (ma loro non lo sapevano). Il fiore di zucca “allo spyware” ha un difetto: se lo scaldi troppo (magari con una denuncia o un’indagine), il ripieno scoppia e sporca tutta la cucina. E a quel punto, non c’è “scudo istituzionale” che tenga: l’odore di bruciato arriva fino in tribunale.
Consiglio dello Chef:
Attenzione alla mascella mentre masticate: se sentite qualcosa di duro, non è un seme di zucca. È il log di un accesso non autorizzato che vi è rimasto tra i denti.


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