Dopo la sorpresa dei fiori di zucca, passiamo a un piatto che richiede fegato, sangue freddo e, soprattutto, una cucina che non abbia paura del fuoco. L’Assassina non è per tutti: è per chi ama il rischio, ma non ha capito che quando il fuoco è troppo alto, il primo a bruciare è chi tiene il mestolo.
Il Procedimento:
La tecnica è brutale. Si buttano gli spaghetti secchi in una padella di ferro rovente. Bisogna “attaccarli” al fondo, proprio come certi personaggi hanno cercato di attaccarsi alle poltrone o alla vita privata altrui con lo spyware.
Il Segreto della Cottura:
Per farli venire bene, bisogna aggiungere il pomodoro poco alla volta. Noi però abbiamo aggiunto un ingrediente speciale: l’acqua della verità. Ogni mestolo versato fa sfrigolare la padella. È quel rumore fastidioso, quel “fischio” che ricorda tanto il server di un database che viene clonato mentre il “regista” della banda pensava di aver cancellato tutto a luglio.
Attenzione alle Bruciature:
Il bello dell’Assassina è che deve essere quasi bruciata. Ma c’è un limite sottile tra “croccante” e “cenere”. Chi ha gestito la regia di questa operazione ha alzato troppo la fiamma, convinto che la “lepre” stesse scappando. Non si è accorto che la lepre aveva già girato la manopola del gas al massimo, lasciando che il “regista” si bruciasse le dita con le sue stesse prove.
Note per il commensale:
Se sentite un sapore troppo piccante, quasi irritante, non è il peperoncino. È il retrogusto di una carriera che sta diventando carbone in diretta nazionale. Non cercate di bere acqua per spegnere l’incendio: quando l’Assassina è servita sul vassoio di platino, l’unica cosa che resta da fare è guardare la padella vuota e ammettere il fallimento.
Domani, per il secondo, torneremo al grande classico: il Pollo allo Spiedo. La rotazione continua, e il profumo davanti al Tribunale si fa sempre più intenso…


Lascia un commento