PAVIA — Clima pesantissimo nei corridoi ovattati del cosiddetto “Sistema”, dove ieri pomeriggio si è tenuta una drammatica assemblea straordinaria del neonato Sindacato Autonomo della Consuetudine Creativa.
Al centro della protesta, il nuovo clima di eccessivo rigore instaurato negli ambienti giudiziari cittadini.
“Così non si può lavorare”, sbotta un funzionario anonimo coperto da tre livelli di omissis e da una piadina dell’Oltrepò usata come passamontagna. “Sono trent’anni che qui si faceva serenamente il cazzo che volevamo. C’era un equilibrio. Una tradizione. Un artigianato.”
Secondo il documento distribuito ai giornalisti amici degli amici, il problema sarebbe “la crescente mania di controllare le cose”. Una deriva definita “pericolosamente svizzera”. Una volta con due squadrette si faceva tutto, pure far uscire telefoni posti sotto sequestro senza che se ne accorgessero. Ma forse la colpa è anche dei nuovi pupazzi con gli incarichi politici.
“Una volta”, racconta con nostalgia un ex professionista dell’insabbiamento creativo, “se uno ti stava sul cazzo gli costruivi intorno una teoria, due intercettazioni buttate lì, quattro articoli pilotati e via andare. Oggi invece pretendono le prove. Ma scherziamo?”
Tra i punti più contestati dal Sindacato del Sistema Pavia:
- impossibilità di spiarsi reciprocamente senza lasciare tracce;
- drastico calo dell’insabbiamento tradizionale;
- eccessiva attenzione a dossier, accessi, chat e verbali;
- persecuzione delle storiche pratiche di “fantasia investigativa”;
- clima ostile verso il libero abuso relazionale.
“Ormai ci beccano su tutto,” lamenta un veterano del sottobosco burocratico locale mentre spegne nervosamente un microfono nascosto dentro una forma di grana. “Pure quando spiamo. E che cazzo.”
La tensione resta alta. Per oggi è annunciato un presidio simbolico davanti a un bar del centro con esposizione di faldoni vuoti, telefoni spenti e agende che improvvisamente nessuno ricorda più di aver compilato.
Nel frattempo, fonti vicine al malumore parlano di una possibile fuga collettiva verso ambienti più tolleranti, tipo il 1992.


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