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“Il santo predatore”: un libro sulla “vulneranza”.
Per passare dalla cronaca alla civica consapevolezza
di Giorgio Boatti
Cfr. la Provincia Pavese 21 nov. 202

“Il santo predatore. Vita e opere dell’amministratore Sergio Contrini” scritto da Roberto Torti, uscito presso la Effigie Editore, è uno di quei libri che si pongono ben al di là del fatto di cronaca che vanno a ricostruire.
Il fatto di cronaca a cui il libro di Torti si riferisce – la condanna a dieci anni di carcere all’ex-assessore ai servizi sociali di Pavia, ed ex-presidente del Pertusati e del Santa Margherita, per la sistematica spogliazione dei beni di decine persone fragili a lui affidate, in qualità d amministratore di sostegno – è troppo noto perché ci si debba ancora soffermare.
Il libro di Torti ne rievoca, con una forza narrativa esemplare, lo sconcertante e doloroso piano inclinato: quello che coinvolge e ferisce, a volte in modo irreversibile, destini di persone in difficoltà.
Le pagine de “Il santo predatore” sono ben lontane dai toni acuti e dagli indici puntati, ormai consueti, nella stagione dei social. Toni che assecondano lo spartito, della denuncia rimbombante e dello sdegno sterile e fugace, che oggi va per la maggiore.
Torti è scrittore di ben altre tonalità. E’ vigile e fine, capace di concentrata asciuttezza nel rendere attraverso un aneddoto, l’espressione di un viso, il fulmineo accadere di un imprevisto, un dettaglio apparentemente secondario, ciò che ai più è sfuggito. Procede attraverso questo caso di cronaca, che è altresì un rivelatore affresco delle dinamiche della nostra comunità e dei tempi che sta attraversando, come un paziente e perspicace assemblatore di mosaico. Talvolta condisce con un’ironia quasi british il suo delineare protagonisti e comprimari, curie e consigli d’amministrazione, burocrazie distratte e controllori istituzionali che, quasi colpiti da un miracolo alla rovescia, diventano ciechi, sordi e muti. Insomma, un libro da apprezzare anche per lettori dal palato esigente.

Ma “Il santo predatore” è anche altro.
E’ un’occasione per la comunità cittadina di fare i conti con se stessa e con alcune temibili dinamiche, da analizzare e da correggere, al centro della vicenda narrata. Del resto, l’affollata e assai partecipata prima presentazione del libro, al Broletto, sembra confermare questa esigenza inderogabile.
Si tratta, in sintesi, partendo dal “caso Contrini” e dalle problematiche che evoca, di far sì che Pavia, i suoi cittadini, le sue istituzioni e le sue rappresentanze, facciano i conti con le regole ignorate, le disattenzioni sistematiche, gli intrecci di legami e ruoli sovrapposti, i conflitti di competenze. Tutte realtà che, al di là dei reati compiuti dal protagonista della vicenda, compongono il mosaico ricostruito ne “Il santo predatore”.
Le povere vite predate, gli abusi nel togliere loro il poco che avevano, hanno una faccia ulteriore che non è quella di Contrini, ma sulla quale, a questo punto, è necessario riflettere e fare luce. Questa faccia non è un volto ma ha un nome: si chiama VULNERANZA.
Sì, perché in questa vicenda ci sono certo le vite vulnerabili, i nostri vecchi e malati e handicappati scippati delle poche risorse che avevano. Ma c’è stata, forse c’è ancora, in ogni nostra comunità, una VULNERANZA all’opera. Cosa sia la vulneranza lo ha spiegato bene, il 29 ottobre, alla vigilia della presentazione del libro al Broletto, il sito diocesano di Pavia https://www.diocesi.pavia.it/2025/10/29/ illustrando il-vocabolario-della-prevenzione-vulneranza/.
La vulneranza è dunque prendere consapevolezza che in una vicenda di predazione, di abuso e di dominazione su fragili – e quella narrata ne “Il santo predatore” ne è un tipico esempio – “oltre a chi abusa e a chi subisce c’è un terzo attore: il contesto sistemico degli abusi” . Ovvero la VULNERANZA è quando gli “elementi del sistema possono, se utilizzati in maniera distorta, influire direttamente o indirettamente nel permettere, nel favorire e coprire abusi…”.
Questa è la vulneranza, e, il tema, meriterebbe momenti di confronto e di riflessione in questa nostra Pavia. Dispiegando quell’attenzione – etica e politica, culturale, civica e comunitaria – che finora è mancata.

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