Tra il 25 Gennaio e il 3 Febbraio, la ridente e paranoica contea, ha vissuto i suoi dieci giorni che sconvolsero il mondo. O almeno, che sconvolsero i gabinetti (di crisi) delle istituzioni locali.
La situazione, nei palazzi del potere, era già tesa. Le stampanti dei comuni si inceppavano, i firewall degli enti territoriali e regionali sudavano freddo, e gli assessori giravano con la carta stagnola in testa, per paura di essere intercettati dal temibile “Contro Spionaggio Bulgaro” di Luce Pavese. O si parlavano col telefono a 300 metri. O con jammer nelle stanze.
Poi, l’imponderabile. Un boato. E poi un altro.
Spedizioni casalinghe improvvise dei citati dettagliati, a casa di consulenti, ma senza telefonare. Riunioni clandestine cal telefono a distanza…
Mentre il normale cittadino, sentendo i botti in lontananza, si limitava a borbottare “Ma non si capisce un cazzo”, nel Bunker Istituzionale andava in scena l’Apocalisse.
Il Podestà, narra la leggenda, si è rovesciato il caffè sulla cravatta d’ordinanza urlando: “Ci stanno attaccando! È una DDoS fisica! Hanno bucato la porta 8090 e ora ci bombardano il parcheggio!”.
Il panico è dilagato in un istante. I “Paperini” dell’IT sono stati trascinati giù dal letto per analizzare l’onda d’urto del suono e capire se nascondesse un file .csv criptato.
L’Accademia è stata messa in allerta massima: “Rettore, stacchi il GARR, i russi sono arrivati a Varzi!”.
Per una settimana intera, dal 25 gennaio al 3 febbraio, ogni tubo di scappamento difettoso in tangenziale, ogni saracinesca abbassata con troppa foga, ogni cassonetto dell’umido chiuso male è stato interpretato come l’avanzata inesorabile dell’intelligence nemica.
Si vocifera di riunioni d’emergenza in cui un plotone di Vigili Urbani è stato istruito a chiedere i log di sistema a chiunque comprasse dei “Miniciccioli” in tabaccheria.
Alla fine, dopo dieci giorni di terrore puro, la verità è emersa in tutta la sua drammatica crudeltà: erano state gettate le reti da pesca.
E infatti il pescato sarà grandioso.
Ma non ditelo al Podestà: lui è super tranquillo perché qui non c’è il mare…


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