Dal nostro inviato nei boschi — Dimenticatevi Wall Street. Dimenticatevi la Borsa di Milano. Il vero centro nevralgico della finanza creativa della nostra provincia si trova tra i boschi dell’Oltrepò, gestito dai granduchi dell’ATC 5.
Da anni, in queste valli, il cinghiale ha smesso di essere un semplice suino selvatico per trasformarsi in un vero e proprio bancomat con le zanne. E mentre la “Peste Suina” viene sbandierata come l’Apocalisse, i meccanismi di gestione dei fondi sembrano scritti da un romanziere fantasy.
Ecco i tre grandi misteri dolorosi della gestione faunistica locale:
1. La Grande Muraglia (Bucata) dell’Oltrepò
Per fermare l’avanzata dei cinghiali infetti, l’ATC e gli enti preposti hanno deciso di blindare i boschi con chilometri di recinzioni. Reti metalliche pagate a peso d’oro, cantieri aperti, appalti assegnati. Un’opera ingegneristica che farebbe invidia al Vallo di Adriano. C’è solo un piccolo dettaglio: i cinghiali ci passano sotto, ci passano attraverso, o semplicemente prendono la statale.
Ma la vera domanda non è se le reti funzionano, ma chi le monta. Chi vince gli appalti per questi chilometri di ferro inutile? Qualche cugino di terzo grado? Qualche ditta “amica” specializzata in recinzioni immaginarie? Il mistero è fitto come la nebbia a novembre.
2. Il Gioco di Prestigio dei Rimborsi Agricoli
Il povero agricoltore si sveglia la mattina e trova la sua vigna storica trasformata in un campo minato da una mandria di ungulati in gita premio. Disperato, compila moduli, marche da bollo, fa perizie, e invia tutto all’ATC chiedendo i danni.
L’iter burocratico dura all’incirca quanto un’era geologica. E alla fine, dopo 48 mesi di attesa, l’agricoltore riceve un bonifico di risarcimento: 14 euro e 50 centesimi (lordi).
Eppure, a bilancio, le cifre stanziate per i “danni da fauna” sono a sei zeri. Dove finiscono i soldi che mancano all’appello? Forse a pagare i lauti compensi dei “tecnici” chiamati a valutare che la vigna, in effetti, non c’è più?
3. Il Buco Nero delle Quote dei Cacciatori
E poi ci sono loro, i cacciatori. Pagano quote associative salatissime per poter girare nei boschi armati fino ai denti. Soldi veri, sonanti, versati ogni anno. E cosa ottengono in cambio? Regolamenti cervellotici, zone di caccia ristrette, e, ciliegina sulla torta, la chiusura anticipata della caccia alla lepre decisa per decreto imperiale.
Le doppiette fumano, ma di rabbia. “Dove finiscono i nostri soldi?”, si chiedono nei bar di paese. Forse servono a finanziare le riunioni fiume del Direttivo al ristorante? O a stampare opuscoli su quanto siano cattivi i cinghiali?
Mentre il Presidente dell’ATC si atteggia a sceriffo dell’Oltrepò, i conti, come i cinghiali, continuano a scappare da tutte le parti.
[ 👁️ SPIA L’ARTICOLO E IL BILANCIO ]
Avviso: I fondi per questo articolo sono stati regolarmente smarriti nei boschi.


Leave a comment