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Vabbè, e quindi?

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Altro che le buche sulle provinciali: ecco perché le risse tra Sunniti e Sciiti ci costano molto più degli imbecilli nostrani.

Mentre in piazza si litiga per i parcheggi e per i disastri dell’ultima giunta comunale, in Medio Oriente si giocano le partite che ci svuotano davvero il portafoglio. La guida definitiva (con schema) per capire chi vuole farsi esplodere e chi, invece, ci fa solo schizzare alle stelle la bolletta del gas.

Ammettiamolo: la nostra soglia di attenzione globale spesso si ferma al casello dell’autostrada. Siamo campioni olimpici nell’indignarci sui social per la buca non tappata dal Comune, per l’ennesima rotonda inutile o per l’imbecille di turno che ha parcheggiato in doppia fila bloccando mezza città proprio il giorno della sagra di paese, o per gli imbecilli da sagra appunto che vogliono fare i grandi ma troveranno il proprio Istishhad. Ma mentre noi ci accapigliamo per le beghe di cortile, a qualche migliaio di chilometri di distanza si gioca una partita che ha ricadute pesantissime sulle nostre vite.

Quando si parla di Medio Oriente, Islam e terrorismo, il dibattito pubblico tende spesso a semplificare. Si raggruppano nazioni, fedi e conflitti sotto un’unica, confusa etichetta. Eppure, per comprendere davvero le tensioni che infiammano quell’area del mondo e le loro ricadute sulle nostre vite occidentali, è necessario tracciare confini netti.

Immaginiamo la complessa geopolitica mediorientale come un diagramma a insiemi sovrapposti: da una parte il mondo sunnita, dall’altra quello sciita, e in mezzo il complesso rapporto con l’Occidente. Ecco cosa emerge se proviamo a fare chiarezza.

Il Mondo Sunnita: maggioranza e divisioni interne

Il blocco sunnita rappresenta circa l’85-90% dei musulmani a livello globale. Tuttavia, immaginarlo come un fronte unito è un errore madornale. Al suo interno si consumano fratture profonde e spesso sanguinose.

Da un lato troviamo gli stati tradizionali e l’asse conservatore a guida saudita, impegnati in una lotta per l’egemonia regionale e per il mantenimento dello status quo. Dall’altro, c’è la galassia dell’Islam politico (come i Fratelli Musulmani, spesso supportati da Qatar e Turchia) che propone un modello alternativo.

Ma la frattura più violenta è quella tra i governi istituzionali e il Jihadismo Globale. È da questa specifica frangia estremista (guidata da sigle come ISIS e Al-Qaeda) che nasce la vera minaccia terroristica internazionale. Il loro obiettivo dichiarato è colpire l’Occidente direttamente nelle sue città per punirne le ingerenze e terrorizzare l’opinione pubblica, oltre a rovesciare i governi arabi considerati “corrotti”.

Il Mondo Sciita: l’egemonia asimmetrica

Diametralmente opposto troviamo il mondo sciita (10-15% dei musulmani), saldamente guidato dalla leadership iraniana. Teheran ha costruito nel tempo il cosiddetto “Asse della Resistenza”, una rete di alleanze e milizie che include Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e vari gruppi armati in Siria e Iraq.

A differenza del jihadismo sunnita, l’Asse sciita non ha come strategia quella di compiere attentati nelle piazze o nelle metropolitane europee, per ora. Negli anni 70 invece era molto di moda. La loro è una guerra asimmetrica e geopolitica di natura locale: l’obiettivo è cacciare l’influenza statunitense dal Medio Oriente, colpire le basi militari occidentali nell’area e contrastare Israele e l’Arabia Saudita.

Il Grande Scontro e le ricadute sull’Occidente

Cosa succede quando questi due mondi collidono? L’intersezione tra sunniti e sciiti si traduce in una rivalità feroce per la leadership del mondo islamico, combattuta non in modo diretto, ma attraverso devastanti guerre per procura in paesi terzi come Siria, Yemen e Libano.

È in questo scontro sistemico che entra in gioco l’Occidente. L’impatto sulle nostre società va ben oltre la sicurezza interna. La sovrapposizione tra le dinamiche mediorientali e gli interessi di Europa e Stati Uniti genera ricadute pesantissime su tre fronti:

• Crisi Migratorie: Le guerre per procura distruggono nazioni intere, generando milioni di profughi che premono sui confini europei in cerca di salvezza.

• Sicurezza Economica ed Energetica: Quando il conflitto si infiamma, rotte commerciali vitali vengono minacciate. Basti pensare agli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, che costringono le navi cargo a circumnavigare l’Africa, facendo schizzare verso l’alto i costi dei trasporti e, di riflesso, l’inflazione e i prezzi dell’energia nelle nostre case.

• Dilemmi Diplomatici: Per garantire stabilità economica o contenere l’Iran, l’Occidente si trova spesso costretto a stringere alleanze scomode con regimi poco democratici, creando un cortocircuito tra la difesa dei diritti umani e la Realpolitik.

Comprendere chi vuole colpirci direttamente, chi ci combatte indirettamente per l’egemonia regionale e quali sono i danni collaterali di queste guerre, è il primo passo per non subire passivamente la storia. Solo mappando correttamente la complessità possiamo sperare di trovare risposte diplomatiche e strategiche all’altezza delle sfide del nostro tempo.

Basta non affidarsi ai soliti noti da sagra.

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