
L’ultimo scontro tra maggioranza e opposizione, alla vigilia del referendum, vede come attore protagonista il sottosegretario alla Giustizia Andrea Del Mastro Delle Vedove. La miccia è un articolo pubblicato sulle pagine del Fatto Quotidiano sulla società «Le 5 Forchette srl», destinato a gestire un locale alla periferia di Roma e fondata, tra gli altri, dallo stesso Delmastro, oltre che da esponenti di Fratelli d’Italia del biellese, e da Miriam Caroccia, studentessa romana appena diciottenne e figlia di Mauro, legato a doppio filo ai clan e attualmente in carcere a Viterbo, dove sconta una condanna definitiva a 4 anni per intestazione fittizia di beni aggravata dalla mafia, in quanto considerato prestanome del boss di camorra Michele Senese. Una vicenda che ha scatenato l’ira delle opposizioni, pronte a chiedere le dimissioni del sottosegretario.
L’attività dei Caroccia si era interrotta nel luglio del 2020, quando la Dda di Roma, dopo una lunga inchiesta ottiene una serie di arresti con l’operazione “Affari di famiglia”, Caroccia finisce in carcere e i suoi ristoranti sotto sequestro. Nel 2023 però la Corte d’Appello di Roma assolve Senese e fa cadere l’aggravante mafiosa ed è a quel punto, circostanza che non è sfuggita alla procura della Capitale, che Caroccia compare sui social pubblicizzando il suo nuovo locale “Bisteccheria d’Italia”, in via Tuscolana 452. Ma la notizia diffusa dal Fatto riguarda un’altra circostanza: la Bisteccheria, alla sua nascita, è gestita dalla srl “Cinque forchette”, società costituita il 16 dicembre 2024.
Le quote sono per il 25 per cento di Delmastro, mentre il 5 per cento di Cristiano Franceschini, segretario provinciale di Fdi e assessore a Biella. Un altro 5 per cento è di Davide Eugenio Zappalà, consigliere di Fdi alla Regione Piemonte, un altro 5 di Elema Chiorino, vicepresidente del Piemonte e dirigente FdI, mentre l’impiegata Donatella Pelle detiene il 10 per cento. Infine, nella compagine societaria, con il 50 per cento c’è Miriam Caroccia, la figlia del prestanome di Senese. Intanto però la Cassazione annulla le assoluzioni del processo “Affari di famiglia” rispedendo il fascicolo in Appello e l’appello bis accoglie l’invito della Cassazione e condanna gli imputati riconoscendo l’aggravante. A novembre, dopo la decisione della Corte d’Appello, il sottosegretario cede il suo 25 per cento alla società G&G srl, fondata nel 2025, che si occupa di immobili, e lui stesso controlla al 100%. Mentre, otto giorni dopo la decisione della Cassazione che lo scorso 19 febbraio, ha confermato le condanne Delmastro vende le quote a Pelle, mentre gli altri esponenti del partito cedono tutto alla giovane Caroccia.
LA POLEMICA
Pd, M5s e Avs vanno all’attacco. I dem chiedono alla premier Meloni di chiarire e sollecitano l’intervento della commissione Antimafia. In una nota congiunta i membri Pd chiedono «alla presidente della Commissione, Chiara Colosimo, di acquisire gli atti sulla vicenda che riguarda esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, in primis il sottosegretario Delmastro. Notizie di stampa hanno rivelato che questi esponenti politici di primo piano in Piemonte gravitanti nell’area territoriale biellese, hanno dato vita a una società che ha intrattenuto rapporti con esponenti della famiglia Caroccia». Dal canto suo Delmastro – già condannato in primo grado ad otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio in relazione alla vicenda dell’anarchico Cospito – respinge qualsiasi insinuazione. «La mia storia antimafia è chiara ed evidente – afferma parlando a margine della festa della polizia Penitenziaria a Napoli – Il mio livello di scorta non nasce per altri motivi se non per la mia battaglia contro la mafia». Poi entra nel merito della vicenda: «si parla di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che si scopre essere “la figlia di” – sottolinea il sottosegretario, affermando che appena ha scoperto come stessero le cose «ho lasciato la società. «E l’ho fatto – aggiunge – per il rigore etico e morale che mi contraddistingue». Per M5s le parole del sottosegretario sono «disarmanti». «Non è minimamente credibile – sostengono i membri pentastellati in Antimafia – che una ragazza di 18 anni agisca da sola come amministratore unico con il 50% delle quote di una società, è evidente che dietro di lei si muove il ben noto gruppo familiare.
Delmastro vuole dirci di essersi accorto solo dopo una sentenza definitiva che Miriam Caroccia è figlia di? La vicenda giudiziaria della famiglia Caroccia e del clan Senese andava avanti da anni, se il sottosegretario alla Giustizia fa un’affermazione del genere c’è da chiedersi in che mani sia la Giustizia italiana». Stesse accuse che arrivano da Elisabetta Piccolotti, di Avs. La parlamentare annuncia che porterà il caso in Antimafia: «Si faccia chiarezza». Ma ai rapporti con la criminalità si aggiunge un altro elemento: una presunta violazione della legge sul conflitto di interessi. Secondo la capogruppo dem nella commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè, la società G&G, costituita da Delmastro nel novembre 2025, non compare nell’ultima relazione semestrale sul conflitto di interessi dell’Antitrust di dicembre 2025. «Un’assenza molto grave – dice Bonafè – visto che la legge impone di comunicare entro venti giorni qualsiasi variazione patrimoniale dei componenti del governo.
Da il Messaggero


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