Dal corrispondente da Canevino:
Non fa rumore mentre scivola sopra i titoli gridati, sopra i nomi che sembrano usciti da un romanzo ma sanno di ufficio, di corridoi lunghi, di telefoni che squillano senza risposta. Aise, Dubai, Del Deo, Saladino: parole che dovrebbero aprire mondi e invece restano lì, sospese, come insegne al neon viste dalla nebbia.
Anche la resa di Crosetto — chiamarla così è già un gesto teatrale — ha il sapore di quelle sconfitte che non fanno rumore, che si consumano nei margini, tra una dichiarazione e un’alzata di spalle.

E intanto c’è quell’uomo nella foto, la mano che stringe il microfono come se fosse una cosa viva, qualcosa da convincere. Dietro, una parola sbiadita: libertà. Ma sembra lontana, come scritta su un vetro appannato.
La stima per lo 007, l’imprenditore, gli Emirati: tutto scorre come un fiume lento, torbido, senza sponde chiare.
Non lo scandalo, non il segreto. Ma quella sensazione sottile che tutto accada senza mai accadere del tutto. Ma non pare questo il caso. Che la storia si scriva da sola, con una calligrafia stanca, mentre fuori la luce — quella pavese — continua a cadere uguale su tutto, senza distinguere.
E domani, appunto, arriva. Ma non promette niente di buono per alcuni.


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