Dall’inviato per le elezioni, Antonio Mombelli:

A Vigevano la sera scende lenta, come le dimissioni di Beffa, la tinta della rossa della Lega, l’italiano del Maestro Scardillo o i summit notturni della congiura di Sant’Andrea, o un riporto del Podestà. Le luci si accendono sotto i portici, e la politica resta lì, sospesa tra le voci di bar e i discorsi a mezza bocca.

Dicono che ci sia una candidata “comunista”, ma poi qualcuno abbassa la voce e precisa: no, viene da Forza Italia, qui sotto con Crosetto.

Le etichette qui contano fino a un certo punto; quello che conta davvero è come la gente le racconta. E nel racconto, già si sente odore di risultato: un 40 per cento, dicono. Netto, quasi inevitabile.

Poi ci sono le liste civiche, che a Vigevano sono come i cortili: ognuno ne ha uno, ognuno difende il suo. Nomi che girano come soprannomi di paese: Lovati di Garlasco, Suvilla “il duce”, Righi detto Timberland, per via dei negozi e di una certa idea di città che passa dalle vetrine. Al blocco dei tre, qualcuno assegna un 20 per cento, come si assegnano i numeri al lotto: con una sicurezza che è più abitudine che calcolo.

Resta un altro 40, sospeso. Da dividersi. Lì dentro ci stanno Lega, Fratelli d’Italia, ancora Forza Italia, e poi la figura del “chirurgo”, che più che un mestiere sembra diventare un simbolo: uno che taglia, decide, separa.
Dalla Lega e Fdi, con le loro Beffe.

I ticket si formano come compagnie di strada. La Lega mette insieme Sala con Amed, arrivato dall’Egitto e ormai parte del paesaggio umano della città. Fratelli d’Italia prova la coppia Iozzi con Robecchi, una costruzione più ordinata, quasi da ufficio. O caminetto.

Forza Italia si affida a Silvia Pjanic, che qualcuno descrive con una frase semplice: “con tutti”. Che può voler dire molto, o niente.

E intanto la città guarda. Non si infiamma, non si divide davvero. Piuttosto osserva, come si guarda un fiume che passa sempre uguale e sempre diverso.
Perché la domanda, in fondo, non è chi vincerà. La domanda gira tra i tavolini, tra una birra e un caffè corretto: cosa resterà dopo?
La tinta della Carignano?

E allora la risposta arriva piano, senza slogan. Che a vincere, forse, sarà il disgusto. Non quello gridato, ma quello sottile, quotidiano. Quello che nasce quando le parole diventano maschere e i numeri sembrano già scritti.
Il chirurgo candidato sindaco di Forza Italia e della lista civica Lab27029, dicono, affetta. Ma qui non si capisce più cosa. Sicuro il Talismano, il Podestà e Porchetto. E l’asse con la Lega.
Cicciocane non pervenuto. Paolissima invece a Vigevano bazzica.

Barabba, invece, è una di facili costumi. E proverà ad arruffianarsi dopo.

Il tutto con l’ombra ricordo di Beffa e l’ombra invisibile dell’Architutto, che però c’è. Pure qui è inserito.


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