Riceviamo da Don Buro, nuovo esperto su cose vaticane:

Il 6 maggio le nuove reclute della Guardia Svizzera Pontificia presteranno giuramento nel Cortile di San Damaso.

Le guardie sono in Gran Gala, con corazza e morione piumato; al centro del Cortile di San Damaso viene portata la bandiera del Corpo, scortata da due alabardieri con la flamberga (la grande spada a lama ondulata).

Il cappellano del Corpo legge ad alta voce, in tedesco, francese, italiano o romancio a seconda della lingua madre delle reclute, la formula completa del giuramento. Una alla volta, le nuove guardie si avvicinano alla bandiera, afferrano un lembo del drappo con la mano sinistra e alzano la mano destra con tre dita tese – pollice, indice e medio – simbolo della Trinità.

Il cappellano dice:
«Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Pontefice regnante e i suoi legittimi successori, di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, se necessario, anche la mia vita in loro difesa. Assumo gli stessi doveri nei confronti del Collegio Cardinalizio durante la vacanza della Sede Apostolica. Prometto anche al Comandante e agli altri Superiori rispetto, fedeltà e obbedienza. Così giuro, che Dio e nostri Santi Patroni mi assistano.»

Ogni recluta risponde:
«Io, Alabardiere, giuro di osservare fedelmente, lealmente e onorevolmente tutto ciò che in questo momento mi è stato letto. Che Dio e i nostri Santi Patroni mi assistano!»

Una tradizione che affonda le radici nel sacrificio del 1527 e continua ancora oggi, nel segno della fedeltà al Pontefice.


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