Alla fine, a Voghera, la politica ha trovato il suo habitat naturale: la pescheria.
Non metaforicamente. Proprio con le cassette del ghiaccio, il profumo persistente di mare Adriatici stanco e il cartello “PESCE FRESCO” sopra la testa dell’assessora come programma elettorale involontario. Chissà chi avrà mai avuto questa idea così spettacolare per farsi prendere a pesci in faccia così.

La presentazione della lista della Lega sembrava organizzata da uno scenografo ubriaco di simbolismo padano.
Da una parte i candidati in giacca blu ministeriale, lucidissimi, con lo sguardo di chi ripete “territorio” almeno ogni sette minuti. Dall’altra le pescivendole in grembiule, immobili come sacerdotesse di una verità antica: il pesce, dopo un po’, puzza. Anche se lo metti in campagna elettorale.

La candidata Sindaca col microfono parlava sorridendo ai cittadini:
— “Siamo qui tra la gente vera.”
E in effetti la gente vera era lì accanto con i guanti di gomma, reduce da sei ore a squamare orate, a osservare la politica con lo stesso entusiasmo con cui si guarda un freezer che perde acqua.
Il Podestà in completo blu, invece, assumeva la classica posa da manifesto locale: braccia conserte, mano sul mento, espressione da “sto riflettendo sul futuro della Lombardia”, mentre probabilmente stava pensando:
“Chi è stato il genio che ci ha prenotato la pescheria?”
Ma ormai era tardi.
Dietro di lui campeggiava la scritta gigantesca “PESCHERIA”, che trasformava ogni slogan in una minaccia involontaria.
“Porteremo aria nuova a Voghera.”
Complicato, con il banco del merluzzo alle spalle.
“Una lista fresca.”
E lì il pubblico ha iniziato a ridere.
“Serve trasparenza.”
Detto davanti a una vetrina piena di seppie morte ha un impatto diverso. O con chi si sa tra i candidati.
La vera leadership dell’evento, però, apparteneva alle due pescivendole.
Mute. Sporche di lavoro vero. Con lo sguardo di chi ha già visto passare governi, assessori, candidati, commissari e probabilmente anche tre crisi di maggioranza mentre puliva calamari.
Una delle due fissava il politico con la stessa espressione con cui si valuta un branzino sospetto:
“Questo regge fino a domenica?”
Nel frattempo il pubblico annuiva serio, perché in provincia esiste questa magia: puoi presentare una lista elettorale ovunque. Chissà chi ha pagato, e come, questo evento.
Bar. Oratorio. Sagra dell’asparago. Autorimessa.
Ma la pescheria ha dato quel tocco finale di sincerità biologica.
Perché lì dentro nessuno poteva fingere davvero.
Il pesce ti ricorda che tutto deperisce: i naselli, i programmi amministrativi, gli slogan sulla sicurezza, le alleanze di centrodestra.
E forse è stato questo il momento più alto della politica locale:
quando Voghera ha inconsapevolmente trasformato una presentazione elettorale in una gigantesca installazione satirica contemporanea. Che chi vede dalla città quel che combinano in provincia, ride. O appunta…


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