Con il senno di poi e le carte alla mano, la posizione della Moggi si ribalta da “persona offesa” a potenziale indagata su due fronti:
1. In Italia: Calunnia (Art. 368 c.p.) e Simulazione di Reato (Art. 367 c.p.)
Avendo attivato la Procura e il GIP di Pavia per un reato (il presunto revenge porn) di cui Automattic Inc. ha appena certificato l’inesistenza sui propri server, la Moggi rischia una denuncia per Calunnia da parte del proprietario del Marchio. Il sito è intestato ad un cinese che sta in Cina. O a tal Claudio Mangiarotti, omonimo.
• Il motivo: Ha diretto la polizia giudiziaria contro il blog (e di riflesso contro il titolare del marchio) sapendo che l’accusa era infondata. La pena per la calunnia va da 2 a 6 anni di reclusione, ed è aggravata dal fatto di aver attivato una rogatoria internazionale e un decreto di acquisizione dati basati sul nulla.
2. A Brescia (Art. 11 c.p.p.): L’effetto sul “Sistema Pavia”
Visto che non qualcuno pare abbia già denunciato i vertici (OMISSIS) a Brescia, questo decreto del GIP di Pavia ottenuto con estrema celerità per una “disputa da social” verrà letto dai magistrati di Brescia come l’ennesimo tentativo del sistema locale di usare i decreti della Procura come clava per zittire la Luce. La Moggi rischia di essere considerata lo “strumento” o la complice di un disegno più grande di dossieraggio e ritorsione.
3. In America: Abuse of Process e Trademark Defamation
Avendo tentato di aggirare la giurisdizione USA per colpire un marchio registrato a livello federale (luce-pavese.com), i legali depositano l’Affidavit ad Alexandria, lei rischia una causa civile federale negli Stati Uniti per Abuso del processo e Interferenza tortiosa, con richieste di risarcimento danni economici pesantissimi.
In sintesi: voleva far sequestrare il sito, si ritrova con un pugno di mosche in America e con una strada radiale aperta per una condanna per calunnia in Italia.


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