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La vendita (in saldo) delle centrali di spionaggio

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Nella surreale e nebbiosa Pianura delle Ambizioni Ridicole operavano da anni tre misteriose centrali di spionaggio abusivo. Tre organizzazioni convinte di governare il destino del Paese, ma che in realtà litigavano come pensionati al torneo di briscola della sagra della salamella.

La prima, con base milanese, si faceva chiamare Equipirla.
Ufficialmente era un “centro studi strategici territoriali”. In pratica passavano le giornate a spiare chiunque respirasse nel raggio di cinquanta chilometri, producendo dossier, schemini, mappe concettuali, screenshot di Facebook e registrazioni di telefonate dove la cosa più compromettente era qualcuno che ordinava due porzioni di gnocco fritto invece di una.

Convintissimi di essere servizi segreti internazionali, quelli di Equipirla lavoravano in open space arredati come un coworking del 2014, con monitor pieni di fogli Excel chiamati “Operazione Dominus”.
Il problema era che dimenticavano sempre le password e stampavano i dossier fronte-retro lasciandoli poi al bar.

La seconda organizzazione, con base romana, era la celebre Squadra Fiore di Zucca.Quella dove una di qui, si dice avesse avuto pure una liesson. (Che coraggio, lui).
Nata ufficialmente per “monitorare dinamiche sociali territoriali”, aveva un solo vero obiettivo: spiare quelli di Milano. E già che c’erano, anche il resto del mondo.

I membri della squadra Fiore di Zucca trascorrevano le giornate a controllare chi controllava chi controllava chi. Una specie di matrioska paranoica in cui ogni spione pensava di essere spiato da altri cinque spioni, spesso con ragione.

Naturalmente anche loro producevano dossier.
Dossier su Equipirla.
Dossier sui dossier di Equipirla.
Perfino dossier sul cane del custode di Equipirla, sospettato di avere simpatie sovversive. E poi su un blog ridicolo, su suggerimento di due menti eccellenti. Cosa che ha fatto scoppiare il casino.

La terza struttura era la più tragicomica: la famigerata Squadra Wanna Marchi.
Con sede milanese ma agganciata alla politica di una provincia talmente ridicola che perfino Google Maps evitava di zoomarla troppo, questa squadra spiava tutti.

Tutti.

Alle volte spiavano pure sé stessi per non perdere l’allenamento.

Erano convinti di essere il “livello superiore”. I dominatori occulti. I grandi burattinai.
In realtà litigavano continuamente per chi dovesse gestire il gruppo WhatsApp operativo e avevano una talpa interna che parlava troppo dopo il secondo spritz.

Intorno a loro orbitava poi una misteriosa squadretta in costume o divisa, quattro soggetti sempre vestiti come se dovessero inaugurare una discoteca balneare nel 1997.
Si atteggiavano a dominus incontrastati della provincia ridicola, dispensando frasi minacciose nei bar e facendo selfie davanti ai municipi come se stessero conquistando Berlino.

Il grande capolavoro strategico di queste tre centrali arrivò quando decisero di coalizzarsi contro un nemico ritenuto pericolosissimo:
un minuscolo blog locale che parlava di sagre, pagliacci di provincia, tombolate truccate e improbabili guerre tra assessori.

Secondo loro dietro quel blog si nascondeva una mente criminale capace di destabilizzare gli equilibri mondiali.

Partirono quindi:

  • pedinamenti;
  • screenshot;
  • dossier;
  • profili falsi;
  • audio registrati male;
  • chat girate a mezzo pianeta;
  • informative piene di errori grammaticali;
  • e persino un file Word chiamato “Piano Finale DEFINITIVO 8 ultimo vero definitivo”.

Ma accadde l’imprevedibile.

Il blog, con quattro articoletti di satira scritti tra una sagra del cinghiale e la festa della rana fritta, tra la fine di gennaio e febbraio, riuscì a farli impazzire tutti.

Gli spioni iniziarono a sospettarsi a vicenda.
Equipirla accusò Fiore di Zucca di aver passato informazioni alla Squadra Wanna Marchi.
La Squadra Wanna Marchi accusò la squadretta in costume di parlare troppo.
La squadretta in costume accusò tutti di non rispettare la gerarchia estetica dei mocassini bianchi.

Nel frattempo comparivano pentiti, chat inoltrate per errore, audio mandati al gruppo sbagliato, dossier copiati male, intercettazioni di gente che parlava di salamelle e sagre paesane come fossero summit NATO.

Le procure iniziarono a muoversi quasi senza fatica. Ridendo molto anche. Sono più di una.

A Milano aprirono il faldone Equipirla con una certa incredulità:
“Questi davvero si spiavano tra loro?”

A Roma, leggendo i materiali della Squadra Fiore di Zucca e della Squadra Wanna Marchi, qualcuno pare abbia commentato:
“Sembrano i servizi segreti organizzati da un torneo di burraco.”

I magistrati trovarono:

  • password scritte sui post-it;
  • dossier salvati come “dossier_vero_finale2.pdf”;
  • talpe che parlavano con chiunque;
  • e una quantità industriale di errori dilettantistici.

Alla fine la conclusione fu semplice e brutale.

Tre centrali abusive.
Decine di presunti strateghi.
Una provincia ridicola convinta di essere Washington.
E un blog che parlava di sagre e scemi che, senza quasi accorgersene, li aveva stesi tutti.

Questo è.

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