A Mortara si discute di tutto: parcheggi, ballottaggi, mercati, sicurezza e persino prati trasformati per un giorno in luoghi di preghiera. Ma la domanda che serpeggia tra i cittadini più curiosi è un’altra:
Silvia Sardone verrà a Mortara a sostenere il candidato sindaco anche dopo gli elogi alla gestione della Festa del Sacrificio islamica?
Secondo le cronache locali, la celebrazione si è svolta regolarmente, senza incidenti e sotto il controllo delle autorità. Una notizia che, a leggere certi commentatori, sembrava quasi una tragedia: nessun caos, nessuna invasione, nessuna apocalisse. Tutto ordinato.
E qui nasce il mistero politico mortarese.
Perché se da una parte c’è chi da direttore del Foglio dell’Architutto avrebbe descritto con toni rassicuranti il regolare svolgimento dell’evento religioso islamico, dall’altra arriva la campagna elettorale con ospiti illustri, e il direttore candidato si trasforma in milò e cambia la pelle a parole, con slogan sulla sicurezza e appelli identitari.
Il cittadino medio, confuso ma tenace, si pone quindi un interrogativo filosofico:
La Mortara che celebra il pluralismo religioso in modo ordinato è la stessa Mortara che deve essere salvata nei manifesti elettorali?
Gli esperti stanno studiando il fenomeno. Alcuni parlano di “quantistica politica”: una città può essere contemporaneamente integrata e in emergenza, accogliente e assediata, tranquilla e sull’orlo del collasso, a seconda del manifesto che si osserva.
Nel frattempo i mortaresi attendono.
Arriverà Sardone al mercato? Stringerà la mano al candidato? E soprattutto: qualcuno le chiederà se ha letto quell’articolo in cui la famosa “festa del sacrificio” si sarebbe svolta tranquillamente, senza gli scenari da fine del mondo spesso evocati nel dibattito politico?
Domande difficili.
Più facili, invece, le risposte della politica: quelle arrivano sempre in campagna elettorale. Dopo, come le porte del vecchio campetto citate nelle cronache, tendono a rimanere immerse nel nulla.


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