A Mortara la sorte gli voltò le spalle,
ma lui, previdente, aveva seminato ovunque le ali.
Una lista qua, una lista là,
un candidato di qua, un fedelissimo di là.
Persa la battaglia, vinse la geografia:
c’era una sua traccia in ogni compagnia.
E mentre gli altri contavano voti e delusioni,
lui contava consiglieri, contatti e posizioni.
Due soli consiglieri, direbbe l’osservatore distratto.
Due soli consiglieri? Ma è qui il bello del fatto.
Perché c’è chi governa con numeri e proclami,
e chi con due pedine muove re, torri e dami.
Così Farina guarda a sinistra e a destra,
ma l’Architutto è già dentro la finestra.
La giunta delibera, discute e si affanna,
lui sorride e ridisegna la capanna.
Non sindaco, non assessore, non re incoronato,
ma regista invisibile del gran teatro comunale improvvisato.
E se chiedi chi comanda, nessuno ti dà risposta,
perché l’Architutto è ovunque… ma mai nella posta.
Mortara l’ha bocciato? Forse sulla scheda.
Ma nei corridoi del potere la musica è un’altra, e si veda:
c’è chi perde le elezioni e torna a casa sconfitto,
e chi le perde… e diventa l’Architutto.


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