Scrive Dagospia:
Nelle varie puntate dello scazzo tra Meloni e Trump, purtroppo nessuno dei geni della Fiamma Magica ha pensato bene di ricordare alla Ducetta il celebre aforisma (spesso attribuito a Bertrand Russell o Mark Twain): “Mai discutere con un idiota: ti porta al suo livello e poi ti batte con l’esperienza”.
L’ormai ex Trumpetta è ferita a morte per essere stata liquidata, dopo anni di baci e abbracci, come ‘’una sguattera del Guatemala’’: “Mi ha implorato di fare una foto con lei, non l’avrei neanche fatta, ma mi ha fatto pena”, ha detto il Caligola di Mar-a-Lago.
Anziché ignorarlo compassionevolmente, come si fa con qualsiasi disturbato mentale, Giorgia Meloni ha ben pensato di reagire, scendendo nel suo stesso campo di volgarità e di insolenza.
Reazioni magari perfette per la Garbatella, ma del tutto sbagliate in campo istituzionale.
Agli insulti del Trumpone, infatti, i vari Zelensky, Starmer, Macron hanno fatto orecchie da mercante, lasciandolo delirare su Truth o con il primo giornalista che lo chiama al telefonino.
Meloni no, ha deciso di rispondere colpo su colpo, salvo poi rinculare e dichiarare il caso “chiuso”, di fronte ai nuovi insulti del ciuffo platinato di Washington.
Ieri sera, a “Otto e mezzo”, Lilli Gruber ha chiesto a Paolino Mieli: “Ci sono apparati americani che sanno tante cose. C’è una possibilità di vendetta degli apparati, quelli potentissimi americani?”

E lo sventurato rispose: “C’è una certezza di vendetta. È qualcosa di analogo del Sigonella di Craxi. Negare le basi fondamentali nella guerra in Iran, che è fallita.

Trump se la legherà al dito. A Craxi la fecero pagare in maniera definitiva. A Meloni verrà presentato il conto. Faranno l’impossibile per farle perdere le elezioni, per sputtanarla”

“Usando anche Vannacci?”, intigna l’austro-ungarica Lilli.
E Mieli lancia la bomba: “Certo, usando anche Vannacci. Lo possono alimentare, da una parte gli americani, da una parte Putin.

Lo possono gonfiare, dandogli autorevolezza. Attualmente, non è un soggetto ritenuto autorevole. Se qualche capo di stato del mondo, come Trump, lo incontrasse sarebbe diverso”
Lo scambio di ipotesi tra Gruber e Mieli su cosa e quanto rischia la premier italiana ci sta tutto, conoscendo bene quanto è “vendi-cattivo” Donald Trump (basta vedere cosa è successo al premier spagnolo Pedro Sanchez, reo di aver risposto per le rime alle richieste economiche sulla Nato.
Prima sbuca un dossier per corruzione su Zapatero e i suoi gioielli da 1 milione di euro. Poi il rinvio a giudizio per la moglie del primo ministro, Begona, a cui è stato ritirato anche il passaporto).
E quando Mieli afferma che il Trumpone possa “alimentare” il fenomeno Vannacci (che le malelingue atlantiste sostengono possa essere “nutrito” da oligarchi conosciuti durante il suo soggiorno moscovita da addetto militare dell’ambasciata italiana, dal 7 febbraio 2021 al 18 maggio 2022), mette il ditone nella piaga: una volta diventata “inaffidabile”, a cosa serve Meloni?
A niente, quindi può tornare a leggere Tolkien ai giardinetti di Colle Oppio.
All’ipotesi di Mieli, si può anche aggiungerne un’altra che circola tra i palazzi romani: convincere la famiglia Berlusconi a far uscire Forza Italia dalla maggioranza di governo….


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