Il Presidente della Nigeria, Bola Ahmed Tinubu, e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno ufficialmente e pubblicamente suggellato l’accordo che ha messo fine a una controversia cominciata nel 2019 e che permette ad Eni di tornare a operare nel Paese.
Si chiude dunque lo stop arrivato dopo l’avvio a Washington un arbitrato contro la Nigeria presso l’International Centre for Settlement of Investment Disputes, l’organizzazione della Banca mondiale che giudica sulle contese contrattuali internazionali.
L’oggetto del contendere era un contratto firmato nel 2011 che concedeva a Eni e a Shell il diritto di esplorazione denominato «Opl 245». Pur non avendo revocato a Eni e Shell la licenza d’esplorazione petrolifera, il governo nigeriano, secondo l’Eni, non l’aveva però mai trasformata in licenza estrattiva, bloccando così dal 2011 la messa in produzione del giacimento, dove erano state fatte due importanti scoperte di petrolio e gas. Eni e Shell avevano investito 2,5 miliardi per aggiudicarsi la licenza esplorativa e per effettuare le ricerche.


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