Si inaugurava il bocciodromo di Godiasco, opera omnia del fabbisogno territoriale dell’Emirato Montano. C’erano più autorità che spettatori. Presente anche Sbirulino, a destra in foto. Podestà in versione Ummarel che guardava.


Poi immancabile discorso dell’assessora. Ma chissà che avrà detto per l’inaugurazione di un campo di bocce. Un argomento sicuramente che attira discorsi.

Riceviamo la cronaca dell’evento da una spia in loco:
Lei si piegò con grande applicazione, busto avanti, gambe raccolte con prudenza, come chi sa che la precisione nasce sempre da una posizione ben studiata. La boccia rosa, stretta nel palmo, sembrava quasi un segreto da consegnare al terreno con la giusta delicatezza.
L’impugnatura era attenta, quasi affettuosa. Non troppo forte, non troppo molle. Quel tipo di presa che lascia intuire esperienza: la mano che sa dosare la pressione, che accompagna il gesto senza mai sembrare brutale. Un gesto tecnico, certo, ma con una sua ambigua eleganza.
E poi la postura.
Il busto inclinato, lo sguardo basso, il movimento trattenuto prima del rilascio. Tutto molto serio, quasi professionale, se non fosse per quella posizione che, vista da dietro le transenne, faceva venire qualche sorriso a chi aveva meno spirito sportivo e più fantasia.
La mano libera appoggiata al ginocchio, come a cercare sostegno. Il ginocchio, poveretto, chiamato a collaborare come un complice silenzioso: regge il peso, stabilizza il gesto, e intanto sembra chiedersi perché debba sempre finire coinvolto in queste manovre così… impegnate.
Ma certe posture, certe impugnature, certe confidenze tra mano e ginocchio… finiscono per raccontare molto più della traiettoria.


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