L’indagine sull’indagine di Garlasco potrebbe far ritorno a Pavia. È la «costola» bresciana sull’ipotesi di corruzione in atti giudiziari relativa alla prima inchiesta pavese del 2017 su Andrea Sempio, poi rapidamente archiviata, che vede indagati da settembre Giuseppe Sempio, il padre di Andrea, e l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, già indagato in un altro fascicolo bresciano per il cosiddetto «Sistema Pavia». La posizione di Venditti sembra destinata all’archiviazione. Per la Procura guidata da Francesco Prete, che ha ricevuto la doppia informativa redatta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e dai finanzieri del nucleo Pef e del Gico di Brescia, non sarebbe emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione formulata a carico dell’ex magistrato. L’eventuale decisione di archiviare la posizione di Venditti, come riferito dal Tg1, riporterebbe a Pavia le indagini scattate a maggio di un anno fa.
Era stata la scoperta di quel «pizzino» a casa Sempio, scritto da papà Giuseppe, con la frase «Venditti gip archivia X 20. 30 euro» — che per gli inquirenti andava declinato con tre zeri — a suggerire l’ipotesi di un’inchiesta «comprata». Fatta di solo 15 giorni di intercettazioni, per di più non trascritte o mal sintetizzate. Con «anomali» contatti tra carabinieri e indagato. Un interrogatorio con domande che sarebbero state «concordate». Zero perquisizioni. E niente copia forense del cellulare. Il lavoro degli investigatori aveva documentato come all’epoca la famiglia Sempio s’era subito attivata per recuperare dai parenti 43mila euro per crearsi una «provvista» da usare «per pagare quei signori lì».
Le analisi sui conti correnti di Venditti non hanno però evidenziato anomalie. E non sarebbero emersi altri elementi a sostegno dell’accusa. Motivo per cui i pm Donato Grego e Alessio Bernardi sarebbero intenzionati a richiederne l’archiviazione. «Forse finalmente qualcuno ha colmato delle lacune e ha compiuto quegli accertamenti che avrebbero dovuto essere disposti prima dell’invio della notizia di reato da Pavia a Brescia», è il commento di Domenico Aiello, legale di Venditti, secondo il quale il suo assistito ha nel frattempo «ricevuto danni irreversibili» dalla vicenda.

Venendo meno il presupposto dell’articolo 11 (la presenza di magistrati del distretto milanese), il fascicolo tornerebbe per competenza territoriale a Pavia. Dove saranno valutate le posizioni degli avvocati che seguirono il breve procedimento nei confronti di Sempio. I legali Massimo Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi hanno infatti ammesso agli inquirenti d’aver intascato «15mila euro a testa», rigorosamente in nero, per spese legali mai sostenute, scaricandosi a vicenda le responsabilità.
E poi ci sono alcuni dei carabinieri dell’allora «aliquota di Pg» della procura pavese. Come l’ex maresciallo Giuseppe Spoto, che (mal) trascrisse le intercettazioni perché «Venditti mi mise fretta perché doveva archiviare».

E l’ex luogotenente Silvio Sapone, chiamato in causa da un’intercettazione dello scorso 3 novembre tra padre e figlio Sempio.

Il microfono registra Andrea che, commentando la vecchia inchiesta, parla delle chiamate intercorse con Sapone: «Secondo me era proprio lui che mi chiamava perché qua è lui quando mi ha proposto la roba… io metto giù, chiamo Soldani, glielo dico». La «roba», secondo i pm sarebbe appunto l’accordo per «comprare» l’indagine.
Pierpaolo Lio Estratto Corriere


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