Tra politici, associazioni, università e raccolte fondi, l’unica cosa sotto assedio sembra il portafoglio dei cittadini
C’è qualcosa di meraviglioso nelle iniziative solidali contemporanee. Ogni tragedia del pianeta riesce a trasformarsi, con sorprendente rapidità, in un evento patrocinato, moderato, coordinato, comunicato e possibilmente accompagnato da un buffet. Foto qui sotto l’armatrice dello yacht Riva 68 Ego “Kaboom”, Alice Onassis.

La formula è ormai collaudata.
Prendi una guerra a migliaia di chilometri di distanza.
Aggiungi un’aula universitaria.
Mescola con qualche politico locale.
Spolvera con parole come “pace”, “solidarietà”, “dialogo” e “resilienza”.
Infine, non dimenticare il dettaglio fondamentale: il pulsante DONA.


Perché senza quello la pace rischia di non arrivare.
Scorrendo il programma si scopre che per aiutare i bambini palestinesi servono introduzioni, saluti istituzionali, collegamenti internazionali, rettori, assessori, presidenti, vicepresidenti, giornalisti, attivisti, professori, cori e concerti.

Manca soltanto il sorteggio del fantacalcio e la tombolata benefica.
Naturalmente tutto viene presentato come puro altruismo. E sarà certamente così. Però il cittadino curioso potrebbe chiedersi come mai attorno a ogni iniziativa umanitaria gravitino sempre le stesse reti di organizzazioni, cooperative, associazioni e personaggi pubblici che, guarda caso, ottengono visibilità, relazioni e presenza costante nello spazio pubblico.
Domande che però è meglio non fare.
Perché nel dibattito contemporaneo esistono due categorie:
- chi sostiene l’iniziativa;
- chi viene immediatamente sospettato di essere contro la pace mondiale.
Non esistono vie di mezzo.
Non esiste chi vorrebbe semplicemente sapere come vengono gestiti i fondi.
Non esiste chi desidera conoscere nel dettaglio costi, compensi, convenzioni o rapporti tra gli organizzatori.
No.
Esistono soltanto gli angeli e i cattivi.
Nel frattempo il contatore delle donazioni sale lentamente verso l’obiettivo, mentre il pubblico assiste all’ennesima liturgia civile in cui la sofferenza reale di una popolazione viene trasformata in una lunga passerella di buone intenzioni.
E così Pavia scopre una nuova legge della fisica politica:
più un problema è lontano, più persone riescono a costruirsi un ruolo vicino ad esso.
La guerra continua.
I cittadini donano.
Gli organizzatori organizzano.
I politici presenziano.
I comunicati stampa si moltiplicano.
E tutti tornano a casa soddisfatti di aver cambiato il mondo.
Almeno fino al prossimo evento.
Perché la solidarietà sarà pure gratuita.
Ma l’ecosistema della solidarietà, curiosamente, non lo è quasi mai.

Moshe Dayan dopo aver letto il programma e l’idea….


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